Articoli

Vodafone racconta la rivoluzione mobile

Con uno studio multimediale Vodafone prova a misurare e raccontare la ” rivoluzione mobile “, il rapporto tra la diffusione dell’accesso alla rete e la lotta alle disuguaglianze sociali. Gli smartphone, in mano alle fasce più deboli della popolazione mondiale, possono essere uno straordinario strumento di emancipazione sociale ed economica.

La rivoluzione mobile secondo Vodafone

Anche Vodafone ha scelto di dire la sua sul tema, ampiamente discusso, del rapporto tra accesso alla rete e lotta alle disuguaglianze socio-economiche. E lo fa con uno studio affidato a sette esperti internazionali dell’argomento. Il risultato è un report approfondito e multimediale, ricco di grafici e affiancato da contributi video (nella versione online), che racconta come e in che misura la diffusione di internet sui dispositivi mobile può garantire alle fasce più deboli della popolazione un’occasione di riscatto e sviluppo. Nello stesso tempo, la Compagnia si preoccupa di indicare a istituzioni pubbliche ed investitori privati una serie di buone pratiche che possono fare da volano a questo processo.

Il report si compone di quattro capitoli: il primo dedicato ad una visione di insieme del tema e i successivi tre incentrati su altrettanti approfondimenti (disuguaglianze di genere, micro imprenditorialità, piccole aziende agricole).

Mobile e sviluppo

Dal 1980 in poi le disuguaglianze di reddito ed accesso ai servizi sono aumentate esponenzialmente, a causa dei processi di globalizzazione. Eppure oggi proprio la globalizzazione, nella sua espressione più evidente, cioè internet, può rappresentare la soluzione del problema. Accesso alla rete, infatti, significa in primo luogo accesso alle informazioni, quindi conoscenza ed istruzione. Inoltre la rete consente di superare barriere infrastrutturali che spesso sono la prima causa della negazione dei diritti (esempio: i progetti di e-learning e scolarizzazione a distanza). L’importante, sottolinea Vodafone, è che i soggetti pubblici e privati preposti continuino ad investire intensamente in questa direzione.

ICT e sviluppo sostenibile, l’appello dei leader africani

Nel suo rapporto annuale di Sostenibilità e Corporate Responsability, Ericsson torna a evidenziare l’importanza delle soluzioni ICT e la loro assoluta conformità agli obiettivi di sviluppo sostenibile promossi dalle Nazioni Unite. In occasione dell’apertura della Conferenza dei Ministri nella sede della Commissione economica per l’Africa, anche i più grandi leader politici promuovono l’approccio inclusivo e sostenibile.

Tra ICT e gli obiettivi di sviluppo sostenibile: l’esempio di Ericsson

L’Information and Communications Technology (ICT) può soddisfare tutti i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile promossi dalle Nazioni Unite, con tutto il potenziale per accelerare la loro realizzazione. A evidenziarlo è il 23esimo rapporto annuale di Sostenibilità e Corporate Responsability pubblicato da Ericsson, così come dichiarato da Hans Vestberg, suo Presidente e CEO, e riportato da It News Africa. Non a caso al centro dell’impegno dell’azienda svedese ci sono i concetti di integrità e trasparenza, così come confermato dal dato che il 99% dei suoi dipendenti attivi riconoscono il Codice Etico della società. Dimostrando il proprio impegno a rispettare i diritti umani, Ericsson risponde così per il secondo anno consecutivo ai principi guida delle Nazioni Unite per la struttura delle imprese e i diritti umani e continua a essere l’unica azienda ICT a farlo, con conseguenze pratiche più che lodevoli grazie a soluzioni ICT applicabili, ad esempio, in reti e trasporti intelligenti.

L’appello dei leader africani per lo sviluppo e la trasformazione economica

Sono intervenuti in tanti tra i più grandi leader politici dei paesi africani all’apertura della Conferenza dei Ministri nella sede della Commissione economica per l’Africa ad Addis Abeba. “Il nostro futuro è nelle nostre mani” ha dichiarato il Primo Ministro dell’Etiopia Haile Mariam Desalegn. Assieme a lui, anche il Primo Ministro della Repubblica Democratica del Congo Augustin Matata Ponyo ha parlato di sviluppo inclusivo e sostenibile per affrontare i cambiamenti climatici e la crescita economica, riporta ancoraIt News Africa.

Le Telco sostengono la crescita dell’Africa

L’Africa ha bisogno delle Telco e le Telco hanno bisogno dell’Africa. Nel continente il mercato delle telecomunicazioni è all’alba di un vero e proprio boom di cui potrebbero beneficiare soprattutto gli africani, finalmente connessi con il resto del mondo.

Appuntamento in Tanzania

Inizierà tra pochi giorni il Capacity Africa 2015, in programma per l’8 ed il 9 settembre a Dar Ar Saalam, in Tanzania. Due giorni in cui oltre 400 delegati appartenenti alle più importanti aziende internazionali del settore si interrogheranno sul futuro delle telecomunicazioni in Africa, con un occhio di riguardo per il business wholesale. L’evento, che fa parte del ciclo di conferenze pormosse da Capacity Magazine, è la conferma del legame sempre più stretto esistente tra il continete africano e gli operatori delle telecomunicazioni. Un collegamento a doppio filo: da un parte l’Africa rappresenta un bacino d’affari dalle potenzialità enormi per le Telco; dall’altra parte, quest’ultime possono contribuire in maniera fondamentale allo sviluppo delle nazioni africane.

Le Telco al servizio dell’Africa

Non a caso, uno dei panel del Capacity Africa, in calendario l’8 settembre alle 10, sarà dedicato al tema dello sviluppo di una strategia “pan-africana” che permetta di diffondere la connettività in tutto il continente ed in particolare nelle aree rurali. L’obiettivo è di rendere più fitto sia il network “interno” tra i vari paesi, sia quello esterno, verso Europa, Asia e Americhe. Uno sviluppo che passa necessariamente attraverso l’assunzione di responsabilità da parte di tutti gli attori in campo e la costruzione di relazioni tra i grandi player globali delle telecomunicazioni ed i governi locali. Qualità, affidabilità e costi contenuti sono i tre elementi chiave su cui puntare per permettere davvero all’Africa di vivere appieno quel boom “tecnologico” che appare ormai imminente. Alla discussione prenderanno parte Dobek Pater, Direttore e analista di Africa Analysis, Nic Rudnick, CEO di Liquid, Mike Van Den Bergh, CMO di PCCW Global, Zahir Khan, COO di Project Isizwe,
Edward Anderson, Senior Innovation Policy Specialist per The World Bank Group, e Ryan Sher, COO, di WIOCC.

“E-learning Africa”: istruzione e tecnologia si incontrano ad Addis Abeba

Nella capitale etiope è in programma l’evento annuale che riunisce esperti ed operatori che si occupano di ICT applicato all’educazione e alla formazione. L’Africa punta sulle nuove tecnologie per affrontare le sfide sociali.

Tecnologia ed educazione.

Dal 20 al 22 maggio l’Etiopia ospiterà la “10° Conferenza Internazionale dell’ICT per lo Sviluppo, l’Educazione e la Formazione”, in programma ad Addis Abeba. Circa 1500 persone, da 68 paesi, prenderanno parte all’evento organizzato da “E-learning Africa”, network di operatori impegnati nell’ambito dell’elearning e della distance education, e dall’Unione Africana. Un’occasione di incontro tra professionisti ed esperti che si occupano di elaborare progetti che permettano di utilizzare l’ICT come strumento per l’attuazione del diritto all’istruzione.

Negli ultimi anni, in Africa, si sta sviluppando una crescente consapevolezza di come le nuove tecnologie possano essere messe al servizio delle più urgenti sfide sociali del continente. Una di queste è senza dubbio il potenziamento del sistema d’istruzione. Ad oggi, infatti, per molti bambini e ragazzi del continente, poter frequentare la scuola o dei corsi di formazione è  un miraggio, a causa delle barriere infrastrutturali (nelle zone rurali la scuola può distare anche molti chilometri dal villaggio dove vive lo studente), dei diffusi conflitti, della povertà che amplifica la piaga del lavoro minorile. In questo contesto l’elearning e la distance education, facendo leva sulle nuove tecnologie, possono davvero rappresentare un punto di svolta.

elearning2

Il futuro della scuola.

Un esempio concreto del possibile binomio ICT – diritto all’istruzione viene da Eneza Education, una delle aziende scelte dalla rivista Fast Company come esempio di imprenditoria africana innovativa. Eneza è un’impresa keniana che produce contenuti educativi fruibili attraverso cellulari low cost. L’iniziativa è pensata per tutti quei bambini, appartenenti a famiglie a basso reddito, che vivono in zone rurali; minori che spesso sono tagliati fuori dal circuito dell’istruzione perché abitano in villaggi dove mancano infrastrutture e personale educativo. Le nuove tecnologie, però, possono abbattere queste barriere. Grazie ai prodotti di Eneza, ragazzi tra gli 11 ed i 18 anni possono accedere a delle vere e proprie classi virtuali, con lezioni, verifiche periodiche ed un software per collegarsi direttamente con gli insegnati, in modo da avere anche un contatto personale.

In alcuni paesi la distance education è applicata anche a livello universitario; è il caso della Costa d’Avorio, che ha recentemente annunciato la nascita del primo Ateneo online del paese, l’ “Università Digitale della Costa d’Avorio”, realizzato in collaborazione con l’Agence Universitarie Francophone (AUF).

L’ICT sta cambiando il volto dell’Africa

Il continente africano può diventare protagonista della scena economica mondiale puntando sull’ICT per affrontare le sfide sociali più urgenti, accelerare la crescita, migliorare le sinergie tra le nazioni.

L’ICT come volano di crescita.

Il 2015 africano sarà all’insegna dell’Information and Communication Technology. Ne sono certi gli esperti dell’International Data Corporation (IDC), società leader, a livello mondiale, nell’elaborazione di studi e ricerche sul settore ICT. Secondo le loro previsioni, l’Africa è alla vigilia di una svolta cruciale, che può cambiarne per sempre, ed in meglio, il ruolo sulla scena internazionale. Strumento imprescindibile per rendere reale questo boom sono proprio le innovazioni nel campo delle telecomunicazioni. “Gli ultimi trend dell’ICT”, sottolinea Mark Walker, direttore regionale per l’Africa di IDC, “stanno generando un forte  impatto sulla crescita, modernizzando e ottimizzando tutti i settori dell’economia e facilitando il commercio inter-africano”.

Snodo fondamentale è garantire l’accesso alla rete internet alla maggioranza della popolazione a costi contenuti, arrivando ad includere nel “network” anche le aree rurali del continente, dove la povertà è forte ma le potenzialità di sviluppo molto elevate.

shutterstock_129993962

Snodo fondamentale è garantire l’accesso alla rete internet alla maggioranza della popolazione a costi contenuti.

Sfide sociali e nuove tecnologie.

Questo processo di sviluppo socio-economico incentrato sull’ICT, però, ha bisogno di essere accompagnato e potenziato mediante un’azione mirata da parte dei singoli governi. Servono investimenti infrastrutturali, sia pubblici che privati, politiche in grado di tenere il passo delle innovazioni tecnologiche e capacità di ragionare su scala internazionale.

Gli strumenti messi a disposizione dall’ICT possono essere utilizzati per affrontare alcune delle più pressanti sfide sociali con cui l’Africa deve fare i conti. E il caso, ad esempio, dell’istruzione e dei servizi educativi. In un continente dove ampie fette della popolazione vivono in aree carenti di infrastrutture e spesso non hanno accesso all’educazione di base, le iniziative di e-learning e di distance education possono davvero provocare una “rivoluzione culturale”. Un discorso analogo può essere fatto anche in ambito sanitario, con molti paesi africani (come ad esempio il Malawi) che stanno già sperimentando le possibili applicazione delle nuove tecnologie per migliorare la salute pubblica. Importanti anche i contributi che le innovazioni ICT possono dare in relazione all’approvvigionamento idrico, oppure nello sviluppo delle relazioni commerciali transnazionali.

Afribiz Trust: favorire il rapporto tra investitori ed imprenditori africani

Afribiz Foundation, moltiplicare le energie.

L’Africa, secondo un’opinione diffusa tra i maggiori esperti mondiali di economia e sviluppo, è destinata a giocare un ruolo da protagonista sulla scena internazionale dei prossimi decenni. A patto, però, che riesca a trovare il modo per sfruttare al massimo il suo potenziale, avviandosi, di conseguenza, lungo un sentiero di crescita equa e sostenibile.

afribiz2

Il tema della capacità del continente africano di utilizzare al meglio le proprie possibilità è alla base dell’azione della Fondazione Afribiz, un’impresa sociale che opera come catalizzatore e facilitatore di processi economici, in grado di generare opportunità di crescita per persone ed organizzazioni. L’obiettivo ultimo di questa attività è contribuire a creare un ecosistema economico più giusto, centrato sulle persone.

Il lancio di Afribiz Trust.

Tra gli strumenti che Afribiz utilizza c’è daAfribiz Trust, lanciato poche settimane fa, che punta a “sbloccare il valore latente in idee e risorse africane, per catalizzare l’economia continentale nel prossimo decennio e oltre, ponendo le basi per una crescita generazionale”. “A livello pratico”, spiega Lauri Elliot, CEO e Chairman di Afribiz, “siamo in grado di creare sinergie tra qualsiasi tipo di asset, tangibile ed intangibile, in una struttura formale ma fluida per guidare lo sviluppo economico”.

Il progetto Afribiz Trust è realizzato in tandem con Kings Counsel and Trust, a cui la fondazione ha legato il suo operato a partire dal 2014. “Per noi è un piacere lavorare con Afribiz.”, afferma Jim Dygert, Direttore Sviluppo Soci di Kings Counsel and Trust, “Conosciamo la qualità e l’esperienza che hanno nel lavoro con le popolazioni locali, con i business emergenti, così come la loro attenzione per la crescita sostenibile”.

Le risorse a disposizione di Afribiz Trust, che sarà operativo in tutte e cinque le aree del continente africano, ammontano a circa 3,5 milioni di dollari, erogati nel corso di 12–18 mesi. Contemporaneamente Afribiz sta lavorando per stanziare altri 450 milioni per finanziare progetti di sviluppo nei settori dell’energia, del manifatturiero, dell’agricoltura e delle infrastrutture.